Buona sanità, verso una terapia a misura di anziano

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Buona sanità, verso una terapia a misura di anziano

Vice Presidente: Massimo Margheri

Buona sanità, verso una terapia a misura di anziano

L’intervista al dott. Massimo Margheri, primario di cardiologia all’Ospedale di Ravenna

La cura del paziente anziano con problemi di salute, che ne compromettono la qualità dell’esistenza e a volte la sopravvivenza solleva degli interrogativi, anche di natura etica, che necessitano oggi più che mai di risposte. Infatti, la maggiore durata della vita e l’invecchiamento della popolazione renderanno sempre più un’esperienza quotidiana ciò che fino a non molti anni fa poteva apparire “eccezionale”. Ma quali sono le frecce che oggi un chirurgo ha al suo arco quando deve decidere se operare oppure no, quando il rischio ha un peso troppo importante rispetto alle possibilità di riuscita di un intervento? Ne abbiamo parlato col dott. Massimo Margheri, primario di cardiologia all’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna e responsabile del reparto di cardiologia interventistica avanzata.

“Il trattamento di una patologia acuta richiede una profonda riflessione quando si parla della vita di una persona anziana, la cui risposta ad un intervento può essere meno efficace che nel soggetto più giovane, anche per non cadere nel rischio di accanimento terapeutico – spiega Margheri -. Le linee guida a livello internazionale delineano il trattamento migliore per garantire la sopravvivenza del paziente e una futura qualità della vita. Tra i parametri fondamentali che pesano sulla decisione di operare ci sono l’aspettativa  di vita, che deve superare i 6 mesi, lo stato cognitivo, l’autonomia nelle funzioni quotidiane, la presenza di ulteriori patologie, la situazione socio-economica, la componente affettiva”. Quando ci si trova in presenza di una grave patologia su cui si deve intervenire con tempestività, la valutazione di questi fattori può essere, però, un’operazione piuttosto complessa da svolgere. È per questo che, secondo il dottor Margheri, sarebbe arrivato il momento di colmare un importante gap: “A mio avviso occorrerebbe realizzare un sistema valutativo ulteriore – spiega -.

Ad esempio si potrebbe addestrare il personale del 118 a raccogliere più dati possibile circa la situazione clinica, socio-economico e affettiva del paziente che si è soccorso e che potrebbe necessitare di un intervento, così da agevolare la valutazione del medico, offrendo al contempo un servizio migliore all’anziano”.

Un altro ambito di studio nel quale l’Ospedale di Ravenna può dirsi all’avanguardia è la medicina di genere. “La cardiologia di Ravenna – spiega ancora Margheri – sta approfondendo sempre di più la patologia vascolare della donna per capirne le caratteristiche proprie e migliorarne le cure”. Grazie all’associazione Cuore e Territorio, con cui il dottor Margheri ha avviato una proficua collaborazione, nei prossimi mesi il tema della salute di genere sarà portato all’attenzione del grande pubblico nel corso di un incontro che si terrà ai Magazzini del Sale di Cervia. “La differenziazione del trattamento terapeutico, che può essere applicato sia nelle patologie cardiovascolari della donna che nel paziente anziano – conclude Margheri – garantisce una risposta migliore e una collocazione delle risorse più efficiente nell’ottica di una buona sanità”.

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