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23 settembre 2017 Ravenna, Cronaca

Bullismo e cyberbullismo, “Per combatterli insegniamo l’etica e formiamo all’empatia”

Il dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale Agostina Melucci

L’intervista ad Agostina Melucci, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Ravenna

Bullismo e cyberbullismo saranno al centro di una tavola rotonda aperta alla cittadinanza in programma martedi 26 settembre dalle 9 alle 12.40 al salone Boicelli di Ravenna (in via Antica Milizia 54). Si tratta del quarto appuntamento organizzato dall’associazione Cuore e territorio e Ravenna24ore.it per cercare di prevenire e combattere i due fenomeni con l’ausilio di esperti.

Tra i partecipanti ci sarà anche Agostina Melucci, dirigente dell’Ufficio Scolastico territoriale di Ravenna.

 

Dottoressa Melucci, è nota l’importanza del ruolo rivestito dalla scuola nella prevenzione al bullismo. Ricordiamo infatti che il bullismo trova terreno fertile proprio nei luoghi di aggregazione dove bambini e ragazzi trascorrono la maggior parte del tempo insieme. Qual è la situazione a Ravenna?

Tutta la cultura che si veicola nella scuola –discipline scientifiche comprese- è un grande paradigma di educazione alla dinamica delle regole, all’etica, alla vivacità del pensiero come alla correttezza non ingessata dei comportamenti. La scuola della provincia da sempre ne è consapevole e da sempre opera in conseguenza.

Fortunatamente nel nostro territorio non abbiamo ricevuto segnalazioni di episodi clamorosi a danno di minori. Certamente questo non significa che non ci siano in modo assoluto o che vadano trascurati casi di altro genere, atti di derisione, aggressioni che magari in qualche caso possono arrivare fino al cyberbullismo sui social. La nostra città possiede una buona sensibilizzazione rispetto a certe tematiche, e gli insegnanti hanno imparato a cogliere subito determinati segnali.

 

Come si devono muovere gli insegnanti in caso di bullismo?

È fondamentale rivolgersi con delicatezza verso la “vittima” per cercare di fare in modo che si stabilisca una relazione di fiducia e che sia così disponibile a raccontarsi. Quando si vedono segnali “sospetti” di bambini o ragazzi in ansia, impauriti o emarginati l’insegnante deve avvicinarsi con capacità di ascolto per fare in modo che gli alunni si sentano protetti e tutelati. Iniziare a parlare è già un buon segno, vuol dire che stanno già superando la loro situazione. Poi sicuramente la collaborazione con le famiglie, sia quella del “bullo” che della “vittima”, è fondamentale. Gli insegnanti devono incontrarli spiegando loro gli episodi che sono accaduti e cercando la loro collaborazione.

 

In che modo è bene comportarsi con il “bullo”?

Sarà sanzionato secondo il regolamento di Istituto, a seconda del danno provocato dal suo comportamento. Per esempio con sospensioni oppure con attività “socialmente utili” da svolgersi sia a scuola che all’esterno. Ci sono Istituti che, sulla base di convezioni, hanno adottato anche queste misure.

Bisogna porre grande attenzione verso la “vittima” – che va compresa e aiutata in ogni modo – e verso il “bullo”, a evitare che un difetto di reazione aggravi in lui (o lei) una credenza di impunità e una sorta di sindrome di onnipotenza: occorre un comportamento fermo, senza tollerare episodi che colpiscono le “vittime”, spesso i ragazzi più deboli. Alla fermezza della condanna si deve aggiungere poi il dialogo con il ragazzo e la famiglia effettuando insieme percorsi di recupero personalizzati. E’ certo compito della scuola agire anche sulla dimensione della prevenzione e della deterrenza.

 

Quali sono le possibili azioni di prevenzione e contrasto?

Prima di tutto occorre distinguere il bullismo (comportamenti spesso reiterati di chi trova diletto dalla sofferenza altrui) dalla normale dialettica tra adolescenti. Ciò avviene parlando, discutendo, dialogando, spiegando i vari comportamenti. Ci vuole pazienza, capacità di osservazione, ascolto e dialogo coi ragazzi.

Occorre poi educare all’empatia: qualche volta i bulli dicono “ l’ ho preso in giro ma non pensavo che se la sarebbe presa tanto”; faticano a mettersi nei panni degli altri. In questo senso è molto utile anche il teatro perché si impersonano i personaggi e si impara che possono esserci sentimenti diversi dai propri. È importante respirare un clima cooperativo all’interno della classe, una dimensione riflessiva. È necessario far capire ai ragazzi le conseguenze delle loro azioni, educarli alla relazionalità.

 

Recentemente è stato approvata una legge per regolamentare il cyberbullismo che prevede tra l’altro l’insediamento in ogni scuola di un referente ad- hoc. Come vi organizzerete?

Compito di questa figura sarà quello di monitorare le situazioni di sofferenza causate dai comportamenti degli alunni con tendenza a opprimere gli altri. Occorre che gli insegnanti facciano sì che gli alunni siano formati sui temi dell’educazione etica e morale, della legalità e della convivenza civile. Ci si occuperà inoltre della redazione di progetti di formazione per contrastare e prevenire il fenomeno. Il coinvolgimento riguarderà docenti, genitori e le risorse del territorio.

 

Il provvedimento parla anche di una specifica formazione del personale scolastico. Come verrà attuata?

La legge ha raccolto le migliori esperienze già attive in materia. La formazione del personale scolastico è già attiva da diversi anni anche in provincia di Ravenna, in particolare presso il Centro territoriale servizi, ubicato all’Istituto “Oriani” di Faenza. Il Miur ha assegnato a questi centri fondi per la formazione del personale su questi temi e l’anno scorso sono state organizzate iniziative in proposito con giuristi, insegnanti, psicologi e pedagogisti. Approfondire con esperti è molto utile.

 

In caso di episodi di cyberbullismo in ambito scolastico cosa succede?

Vige l’obbligo da parte del dirigente responsabile dell’Istituto di informare tempestivamente i genitori dei minori coinvolti; la scuola attiverà adeguate azioni educative e sanzionatorie, informando, qualora necessario, anche le forze dell’ordine. È importantissimo che i genitori sappiano cosa succede per favorire una maggiore alleanza scuola-famiglia e vigilare meglio sui comportamenti dei figli in modo da avere il polso della situazione, sapere chi i loro figli frequentano o cosa succede se stanno chiusi ore in camera. È un’azione doverosa in primis sul piano pedagogico: la famiglia è l’alleato più prezioso per la scuola e viceversa.

 

Cosa può fare un genitore di un ragazzo vittima di bullismo?

Educarlo ad avere fiducia in se stesso e nelle proprie forze per difendersi calibratamente da ogni tipo di aggressione; gli sarà utile sia per la vita scolastica che per quella successiva. In ogni età la debolezza, sia reale che immaginaria, attira la prepotenza.

Entro la scuola si rivolge al dirigente scolastico; punti di riferimento sono il referente, il coordinatore del consiglio di classe o del gruppo dei docenti per capire insieme le modalità principali atte a ricostruire l’identità della vittima e fare in modo che cresca la sua autostima. Di solito si tratta di bambini e ragazzi “troppo buoni” con scarso senso di sè, indifesi. Devono invece rendersi conto che valgono. Parole di affetto, di fiducia e di stima devono essere espresse da genitori e insegnanti quotidianamente. L’identità infatti si costruisce nella relazione attraverso i suggerimenti d’identità ricevuti. Le parole e i gesti di una madre e di un padre e quelli delle persone titolari di una funzione magistrale come gli insegnanti sono cardini su cui fa perno la crescita della persona. Al docente si chiede di non porsi solo quale “tenico dell’istruzione” ma anche e soprattutto quale Maestro/Maestra.

… segui il battito

 

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