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27 aprile 2017 Ravenna, Cronaca

Bullismo e legalità, il magistrato Cristina D’Aniello: “attenti alle conseguenze”

Faccia a faccia con gli studenti delle scuole medie alla tavola rotonda del 28 aprile

“È importante spiegare ai ragazzi che certi comportamenti non sono semplici scherzi ma azioni capaci di lasciare tracce nelle vittime, con conseguenze pericolose anche per chi li mette in atto”. Ci sarà anche il sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ravenna Cristina D’Aniello alla tavola rotonda in programma venerdì 28 aprile dalle 8 alle 13 al Palazzo dei Congressi e dedicata al tema del bullismo e del cyberbullismo.

Al magistrato spetterà il delicato compito di presentare agli studenti delle scuole medie ravennati presenti tra il pubblico la sfera giuridica dei due fenomeni, illustrando le possibili violazioni penali e civili che ne conseguono.

 

Dottoressa D’Aniello, i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo non risparmiano neppure la provincia di Ravenna. Qual è la situazione?

“A Ravenna, come nel resto d’Italia, sono problemi che continuano a crescere di importanza, il fatto che se ne parli tanto non è una moda ma una necessità. Nel momento in cui arriva a parlare un magistrato vuol dire però che si è già creata una frattura sociale. Per questo è necessario intervenire prima, con strumenti educativi che favoriscano la prevenzione del problema”.

 

È vero che spesso i giovani non sono consapevoli delle conseguenze delle loro azioni, sia reali che in rete?

“Per certi ragazzi c’è la sensazione che certi comportamenti siano semplicemente scherzi, o che non lascino traccia nella vittima o che non siano punibili. In realtà molte azioni possono rientrare nella sfera dell’illecito: per esempio se rubi una merenda o una penna e magari siamo anche in tanti e ci sono minacce si può ravvisare il reato di furto o rapina, molestie o lesioni, fino alla violazione della privacy nel caso del cyberbullismo”.

 

Cosa rischiano i ragazzi?

“I 14 anni segnano uno spartiacque importante tra ‘imputabile’ e ‘non imputabile’, ma non è che prima di quell’età non scattino delle conseguenze o delle responsabilità. Agisce comunque la Procura per i Minorenni che può emettere provvedimenti amministrativi anche verso i genitori, con possibili limitazioni della patria potestà. E la risoluzione della situazione avverrà sempre a livello istituzionale attraverso una procedura o una sentenza del giudice”.

 

Recentemente è stato approvato il disegno di legge per la promulgazione di una legge in grado di regolamentare bullismo e cyberbullismo. Allo stato attuale qual è la situazione?

“Stiamo aspettando che venga promulgata ma in realtà non c’è bisogno di una nuova legge per definire certi comportamenti. Certamente la nuova normativa servirà a dare una veste giuridica unitaria al fenomeno, definendolo e cercando di rafforzare i programmi di prevenzione a livello scolastico. Inoltre, come nel caso dello stalking, la legge prevede una procedura di ammonimento per il bullo, che sarà convocato in Questura insieme ai genitori”.

 

I bulli di oggi sono diversi dai bulli del passato?

“Il bullismo c’è sempre stato anche in passato. Tradizionalmente c’era un capo bullo fisicamente dominante in grado di avere un gruppo gregario: questo comportava anche un’assunzione di rischio da parte del bullo che ‘ci metteva la faccia’, mettendo in conto la possibilità di essere scoperto. Nel web invece il fenomeno diventa esponenziale: persone molto deboli che nella vita reale sarebbero intimorite si sentono forti e non hanno paura di vittimizzare anche persone con cui non hanno nessun tipo di rapporto”.

 

Alcune indagini mostrano che l’età dei bulli si sta abbassando…

“Sì è vero, spesso notiamo che già alle scuole elementari cominciano le prime prevaricazioni. Non dimentichiamo che i bambini imitano l’esempio di chi è adulto, ancora una volta è necessario ribadire l’importanza del ruolo educativo della famiglia e della scuola, che sono chiamati a intervenire”.

 

Come si possono combattere il bullismo e il cyberbullismo?

“Con l’ascolto e strumenti educativi efficaci, proponendo ai ragazzi iniziative e progetti di presa di coscienza del problema. La scuola deve essere attiva, bisognerebbe tornare a insegnare educazione civica e inserire anche educazione informatica, già a partire dalle elementari”.

Valentina Viola

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