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“Diventa regista del cambiamento”
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i ragazzi e il coraggio di proporre soluzioni

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Ravenna, gli studenti delle scuole medie raccontano il bullismo con un cortometraggio

Gerardo Lamattina

“Diventa il regista del cambiamento” è il titolo del progetto a cura di Gerardo Lamattina che sarà presentato il 28 aprile a Palazzo dei Congressi

Si chiama “Diventa il regista del cambiamento” il progetto rivolto agli studenti delle classi seconde e terze delle scuole medie di Ravenna, chiamati a scrivere la trama di un cortometraggio per raccontare i temi del bullismo e del cyberbullismo e le soluzioni per combatterlo. A condurre i ragazzi in questa avventura sarà il regista Gerardo Lamattina, che venerdì 28 aprile presenterà il progetto in occasione della tavola rotonda in programma dalle 8 alle 13 al Palazzo dei Congressi in Largo Firenze.

Una mattinata aperta a tutta la cittadinanza che vedrà come protagonisti: il presidente dell’associazione ‘Cuore e Territorio’ Giovanni Morgese, l’assessora alla Pubblica Istruzione e all’Infanzia del Comune di Ravenna Ouidad Bakkali, il dirigente dell’Ufficio Scolastico territoriale Agostina Melucci, il primario di Cardiologia Massimo Margheri, il magistrato Cristina D’Aniello, Erica Liverani vincitrice di Master Chef nel 2016, il comandante della Polizia Postale di Ravenna Alessandro Danese, la psicologa Alessandra Bolognesi e la cardiologa Federica Giannotti.

 

Come nasce l’idea di questo progetto?

“L’obiettivo è quello di invitare gli studenti a elaborare delle idee per descrivere i disagi legati al bullismo e al cyberbullismo, proponendo soluzioni per combatterlo – chiarisce Gerardo Lamattina -. A giugno, entro la fine dell’anno scolastico, il soggetto ritenuto più emozionante sarà trasformato in un vero e proprio cortometraggio che sarà realizzato indicativamente a metà ottobre. I casting saranno effettuati all’interno delle scuole nel mese di settembre: saranno gli studenti stessi gli attori protagonisti”.

Cosa racconterà il cortometraggio?

“Ai ragazzi chiederò di parlare delle loro storie reali, di descrivere episodi che hanno vissuto da vicino. Il format sarà di tipo propositivo-positivo, non sarà solo l’espressione di un disagio ma saranno proposte anche vie d’uscita per combattere questi fenomeni concretamente”.

Nel suo curriculum sono molti i progetti che hanno coinvolto il mondo giovanile della città, come il cortometraggio “Tu ci stai a cuore”, realizzato insieme agli studenti del liceo artistico “Nervi-Severini”. Cosa ne pensa degli adolescenti di oggi?

“Mi arrabbio molto quando sento parlare dell’adolescenza come un problema, non credo che i giovani siano per natura dei disadattati o dei potenziali bulli, penso invece che gli adulti siano i principali responsabili dei loro comportamenti. Da quando sono diventato padre ripeto sempre ‘il problema dei figli sono i genitori’”.

In che senso?

“Solo per fare un esempio: sento genitori lamentarsi continuamente del fatto che i figli passano troppo tempo sui social network, quando loro stessi sono i primi a farne un uso smodato. L’equazione è facile ‘loro vedono: loro fanno’. I bambini sono la vetrina degli adulti”.

Adolescenti e nuove tecnologie, un rapporto complicato a volte difficile da gestire…

“Non serve a niente demonizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi, che ci consentono di realizzare cose meravigliose, ma è necessario insegnare ai nostri figli a gestirli. È faticoso certo, ma se hai fatto un figlio stai solo facendo quello che un padre o una madre devono fare”.

E fuori dal mondo dei social, nella sua esperienza, come si muovono i ragazzi?

“Vedo giovani ai quali non si trasmette l’idea di essere autonomi e di fare le proprie scelte ma individui che devono subire in maniera passiva e acritica modelli sociali che vengono propagandati dai media tradizionali e non. Inoltre spesso incontro genitori che confondono l’essere affettuosi con l’assenza di regole, ma le regole sono fondamentali e le si deve far rispettare in maniera molto affettuosa. In un mondo con spazi reali e virtuali, dove tutto sembra facile e lecito, i ragazzi ne hanno un grandissimo bisogno per sentirsi più tutelati e protetti. I genitori perfetti non esistono ma è necessario per la coppia avere un progetto educativo comune e rispettarlo, senza avere paura di dire dei ‘no’ e condividendolo anche con i nonni, che devono rispettare il modello che i genitori hanno scelto, e non contrapporsi ignorando le regole perché credono di conquistare in quel modo facilmente i nipoti ”.

Chi sono i bulli di oggi?

“A mio parere il bullo è un ragazzo fragile, con un grande bisogno di attenzione, che magari si è allontanato dalla famiglia perché i genitori, una volta diventato adolescente, non lo hanno più seguito. Anche nel cinema sono tanti i film che raccontano i bulli e dietro c’è quasi sempre un disagio familiare”.

In che modo si può aiutare i giovani ad un utilizzo consapevole dei nuovi media?

“In tanti credono che le nuove generazioni sono abili a manovrare le nuove tecnologie ma non è così. Non sanno come utilizzare uno strumento così potente e soprattutto come farne un uso creativo. Per questo è importante insegnare loro a utilizzarli in un modo diverso, per raccontare sé stessi, quello che vedono, e la propria vita in maniera consapevole”.

E invece il suo rapporto con i social di che tipo è?

“Premetto che adoro la tecnologia e le fantastiche possibilità di espressione che ne derivano, ma trovo che sempre più spesso confondiamo il mezzo con l’utilizzo che se ne fa, come ad esempio per lo smartphone, quindi provocatoriamente, al momento sono in una fase di assenza autoimposta, perché credo che altrimenti i social diventino difficili da gestire e che si confonda la vita reale con quella virtuale. Ho infatti lanciato nei giorni scorsi la campagna “100 giorni senza social” e ho “congelato” tutti gli account, ed eliminato i famigerati gruppi su Whatsapp. Non so cosa accadrà alla fine di questo periodo: forse niente o forse finalmente farò cose che ho sempre rimandato perché credevo di non avere tempo”.

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